Il ricorso straordinario, oggi disciplinato dal D.P.R. n. 1199/1971 come riformato dal D.L. n. 19/2026, resta un'alternativa praticabile al ricorso al TAR per contestare gli atti illegittimi di un concorso pubblico, con il vantaggio di un termine di impugnazione più ampio (120 giorni) e costi generalmente più contenuti. La riforma del 2026 ha trasferito la competenza decisionale dal Presidente della Repubblica al Presidente del Consiglio di Stato, senza modificare termini, procedimento e garanzie per le parti. Il limite principale resta l'assenza di una tutela cautelare piena e rapida, che rende il ricorso al TAR la scelta preferibile nei casi di effettiva urgenza. La valutazione tra i due rimedi — che restano alternativi e non cumulabili — va sempre condotta caso per caso, alla luce della fase della procedura concorsuale e delle esigenze concrete del candidato.
Non ti è mai arrivata la comunicazione di convocazione alle prove e sei stato escluso per assenza? La responsabilità di questa mancata comunicazione non ricade sempre sul candidato: la giurisprudenza ha chiarito quando è l'amministrazione a dover rispondere di un mancato recapito.
Sospetti che tra un commissario esaminatore e il candidato vincitore esistesse un legame tale da compromettere l'imparzialità della valutazione? La giurisprudenza ha tracciato con precisione i confini tra ciò che integra una causa di incompatibilità e ciò che non la costituisce — e la differenza è spesso sottile ma decisiva.
Dal D.P.R. n. 82/2023 al portale inPA, passando per la sanzione del Garante Privacy all'INPS e le pronunce dei TAR sulla modalità cartacea: la digitalizzazione delle procedure concorsuali è ormai un dato normativo acquisito, ma il suo perimetro applicativo — e i diritti dei candidati che ne derivano — è ancora oggetto di elaborazione giurisprudenziale tutt'altro che conclusa.
Dalla mobilità volontaria tra amministrazioni diverse alle ipotesi di trasferimento d'ufficio, passando per il comando e l'assegnazione temporanea: una ricostruzione del quadro normativo aggiornato alla riforma introdotta dal D.L. n. 25/2025, convertito con modificazioni dalla L. n. 69/2025.
Impugnare un atto di un concorso pubblico davanti al TAR richiede di muoversi con rapidità entro il termine perentorio di 60 giorni, individuare con precisione i vizi di legittimità contestabili e valutare l'opportunità di una richiesta di sospensiva cautelare quando il tempo stringe. La giurisprudenza amministrativa, da ultimo con la pronuncia del Consiglio di Stato, sent. n. 4365/2019, conferma il rigore con cui viene applicato il termine di decadenza, a tutela della certezza delle procedure concorsuali. Una valutazione tecnica tempestiva, supportata dall'accesso agli atti, è il presupposto indispensabile per costruire un ricorso solido.
Il quarto comma dell'art. 97 della Costituzione stabilisce che agli impieghi nelle pubbliche amministrazioni si accede mediante concorso, salvo i casi stabiliti dalla legge. Una norma breve, ma di portata vastissima: essa è il fondamento costituzionale di ogni procedura concorsuale, il limite invalicabile alle assunzioni dirette e il parametro con cui la Corte Costituzionale valuta la legittimità di ogni deroga legislativa.
Non hai superato la prova scritta e hai il sospetto che qualcosa nella procedura non abbia funzionato correttamente? La giurisprudenza amministrativa più recente individua vizi precisi e ricorrenti che possono portare all'annullamento della correzione o dell'intera procedura concorsuale.
La prova preselettiva è il primo ostacolo concreto di molti concorsi pubblici: eliminatoria, rapida e spesso sottovalutata. Ecco come affrontarla con un metodo efficace, dalla lettura del bando all'allenamento sulla banca dati ufficiale.
Dalla distinzione tra progressione orizzontale e verticale alla disciplina introdotta dal D.L. n. 80/2021, fino alle più recenti pronunce dei TAR e alla proroga delle procedure in deroga per il 2026: una guida al quadro normativo che regola la crescita professionale dei dipendenti pubblici.