Abusi edilizi

Hai ricevuto un'ordinanza di demolizione? Ecco cosa puoi fare.

Lo Studio Legale Giaquinto assiste proprietari e imprese nei procedimenti sanzionatori in materia di abusi edilizi: dall'impugnazione dell'ordinanza di demolizione alle procedure di regolarizzazione introdotte dal D.L. 69/2024 conv. L. 105/2024 ("Salva Casa").

Attenzione: il termine per agire è di 60 giorni dalla notifica

L'ordinanza di demolizione va impugnata dinanzi al TAR entro 60 giorni dalla notifica (art. 41 c.p.a.). Decorso questo termine, l'atto diventa definitivo e i margini di tutela si riducono significativamente. Se hai ricevuto un provvedimento, non aspettare a farlo esaminare.

Il procedimento

Cosa succede dopo l'accertamento di un abuso — e cosa puoi fare

Il procedimento sanzionatorio previsto dall'art. 31 del D.P.R. 380/2001 si articola in quattro fasi successive, ricostruite sistematicamente dall'Adunanza Plenaria del Consiglio di Stato con la sentenza 11 ottobre 2023, n. 16. In ciascuna fase esistono strumenti di tutela concreti: la difesa non inizia solo quando arriva la notifica del decreto di esproprio.

1
Fase iniziale

Accertamento dell'abuso e avvio del procedimento

Il Comune esegue un sopralluogo, redige il verbale di constatazione e avvia il procedimento con comunicazione all'interessato ai sensi della L. 241/1990. In questa fase, il privato ha diritto di presentare osservazioni e memorie.

Cosa facciamo in questa fase Esaminiamo il verbale e la comunicazione di avvio per verificare la corretta qualificazione dell'intervento (assenza di titolo, difformità totale o parziale, variazione essenziale). Una qualificazione sbagliata da parte del Comune può determinare l'illegittimità di tutti gli atti successivi. Assistiamo nella redazione delle osservazioni procedimentali, che possono incidere sull'esito prima ancora che il procedimento si concluda.
2
Termine 60 giorni

Ordinanza di demolizione — l'atto più importante da impugnare

Il dirigente comunale notifica l'ordinanza di demolizione al proprietario e al responsabile dell'abuso, con indicazione dell'area che verrà acquisita in caso di inottemperanza. Da questo momento decorrono due termini paralleli: 60 giorni per impugnare al TAR, 90 giorni per demolire spontaneamente.

Cosa facciamo in questa fase Analizziamo l'ordinanza in ogni suo elemento: regolarità della notifica, identificazione del bene, motivazione, individuazione dell'area acquisibile, rispetto del contraddittorio procedimentale. Se emergono profili di illegittimità, presentiamo ricorso al TAR competente per territorio con contestuale istanza cautelare di sospensione, per bloccare gli effetti dell'ordinanza fino alla decisione di merito. Valutiamo parallelamente la percorribilità di un'istanza di sanatoria.
3
Decorsi 90 giorni

Acquisizione al patrimonio comunale

Se decorsi 90 giorni dall'ordinanza l'immobile non è stato demolito, il bene e l'area di sedime vengono acquisiti di diritto al patrimonio del Comune. L'acquisizione opera automaticamente, ma deve essere formalizzata con un atto dirigenziale separato — che indica l'immobile, ne accerta l'inottemperanza e descrive l'area acquisita entro il limite di dieci volte la superficie utile abusiva.

Cosa facciamo in questa fase Il provvedimento di acquisizione è autonomamente impugnabile per vizi propri, indipendentemente dall'eventuale mancata impugnazione dell'ordinanza. Verifichiamo la corretta individuazione dell'area (errori frequenti nella perimetrazione), il rispetto del limite quantitativo di legge e la regolarità della motivazione. In questa fase è anche possibile sollecitare il consiglio comunale a deliberare un prevalente interesse pubblico alla conservazione dell'opera ai sensi dell'art. 31, comma 5.
4
Fase finale

Demolizione d'ufficio

Una volta acquisito il bene, il Comune provvede alla demolizione a spese del responsabile dell'abuso — salvo che il consiglio comunale deliberi, con motivazione rafforzata, l'esistenza di prevalenti interessi pubblici alla conservazione. La delibera consiliare è un atto di natura eccezionale, riservato a casi specifici valutati dalla giurisprudenza in senso restrittivo.

Cosa facciamo in questa fase Anche in questa fase estrema la tutela non è esaurita. Verifichiamo se la demolizione è stata disposta correttamente, se l'atto dirigenziale che ordina i lavori è regolare, e se sussistono i presupposti per sollecitare la delibera consiliare di conservazione. In parallelo, se non sono stati esauriti i rimedi nei confronti degli atti precedenti, valutiamo l'impugnazione del provvedimento di demolizione per vizi propri.
Strategia

Posso fare ricorso e chiedere la sanatoria allo stesso tempo?

Sì — e spesso è la scelta giusta

Ricorso al TAR e istanza di sanatoria non sono alternativi: nella maggior parte dei casi è consigliabile percorrere entrambe le strade in parallelo. Il ricorso, se supportato da un'istanza cautelare accolta, sospende gli effetti dell'ordinanza e guadagna tempo prezioso. La sanatoria, se presentata mentre il giudizio è pendente, può risolvere la questione alla radice senza attendere l'esito del processo. Le due strade vanno però coordinate con attenzione: alcune scelte nel giudizio amministrativo possono influenzare l'istruttoria sulla sanatoria, e viceversa. La valutazione deve essere fatta caso per caso, sulla base della documentazione concreta.

Le tre vie di regolarizzazione dopo il "Salva Casa" 2024

Il D.L. 29 maggio 2024, n. 69, convertito con modificazioni dalla L. 24 luglio 2024, n. 105, ha ridisegnato il sistema delle sanatorie. La procedura applicabile dipende dalla gravità dell'abuso: scegliere quella sbagliata significa perdere tempo e rischiare un rigetto. La Corte costituzionale, con la sentenza n. 125/2024, ha confermato che le regioni non possono derogare al principio di doppia conformità per gli abusi più gravi.

Abusi gravi

Art. 36 D.P.R. 380/2001

Per interventi eseguiti in assenza totale di titolo o in totale difformità. Richiede la doppia conformità piena: l'intervento deve essere conforme alla disciplina urbanistica ed edilizia sia al momento della realizzazione sia al momento della domanda.

Silenzio del Comune: dopo 60 giorni vale come rigetto (silenzio-diniego, impugnabile al TAR)

Interventi minori

Art. 6-bis D.P.R. 380/2001

Per interventi che avrebbero richiesto una semplice CILA ma non sono stati comunicati. Regolarizzazione tramite CILA tardiva, con pagamento della relativa sanzione amministrativa.

Procedura: presentazione della CILA in sanatoria allo Sportello Unico per l'Edilizia

Domande frequenti

Le domande reali di chi affronta un procedimento sanzionatorio

Ho ricevuto un'ordinanza di demolizione: da dove inizio?

Il primo passo è non aspettare. Il termine per impugnare l'ordinanza dinanzi al TAR è di 60 giorni dalla notifica e, una volta scaduto, l'atto diventa definitivo nel merito. Occorre far esaminare immediatamente l'ordinanza da un avvocato per verificare se ci sono vizi formali o sostanziali — notifica irregolare, difetto di motivazione, errata individuazione dell'area, violazione del contraddittorio — che consentano di contestarla. Parallelamente si può valutare se l'intervento è regolarizzabile tramite sanatoria.

Posso fare ricorso e chiedere la sanatoria allo stesso tempo?

Sì, e nella maggior parte dei casi è la strategia corretta. Il ricorso al TAR sospende gli effetti dell'ordinanza se il giudice concede la misura cautelare, guadagnando tempo. La presentazione di un'istanza di sanatoria non è incompatibile con il ricorso e può costituire un elemento rilevante anche nel giudizio amministrativo. Le due strade vanno però coordinate con attenzione: alcune scelte processuali possono influenzare l'esito dell'altra.

Il Comune può prendersi la mia casa se non demolisco?

Non l'intera casa in ogni caso, ma l'immobile abusivo e l'area di sedime sì. L'art. 31 del D.P.R. 380/2001 prevede che, decorsi 90 giorni dall'ordinanza senza demolizione spontanea, il bene venga acquisito di diritto al patrimonio del Comune, entro il limite di dieci volte la superficie utile abusiva. L'acquisizione è automatica ma deve essere formalizzata con un atto dirigenziale separato, anch'esso impugnabile per vizi propri.

Sono passati più di 60 giorni dall'ordinanza: ho ancora possibilità?

Dipende dalla situazione concreta. Se il termine di 60 giorni per l'impugnazione è scaduto, l'ordinanza è in linea di principio definitiva nel merito. Tuttavia restano percorribili altre strade: l'istanza di sanatoria se l'intervento è regolarizzabile, l'impugnazione degli atti successivi come il provvedimento di acquisizione se non ancora emesso, o la contestazione di vizi di nullità che non sono soggetti a termini di decadenza. Un'analisi della documentazione è indispensabile prima di escludere qualsiasi tutela.

Cosa cambia con il Salva Casa 2024 per chi ha un abuso parziale?

Il D.L. 69/2024 convertito in L. 105/2024 ha introdotto l'art. 36-bis del D.P.R. 380/2001, che consente la sanatoria delle parziali difformità con una doppia conformità attenuata: è sufficiente che l'intervento sia conforme alla disciplina urbanistica al momento della domanda e alla disciplina edilizia al momento della realizzazione. È una soglia significativamente più bassa rispetto all'art. 36. Per questi abusi il termine di pronuncia del Comune è di 45 giorni, decorsi i quali opera il silenzio-assenso, salvo presenza di vincoli che richiedono pareri obbligatori.

Qual è la differenza tra silenzio-assenso e silenzio-diniego sulla sanatoria?

Per le istanze ex art. 36-bis (parziali difformità) il silenzio del Comune dopo 45 giorni vale come accoglimento. Per le istanze ex art. 36 (assenza totale di titolo o totale difformità) il silenzio dopo 60 giorni vale invece come rigetto, impugnabile dinanzi al TAR. È una distinzione fondamentale: applicare la procedura sbagliata significa perdere un'occasione di regolarizzazione o presentare un ricorso inutile.

Posso fermare la demolizione d'ufficio dopo che il Comune ha acquisito l'immobile?

Sì, in due modi. Primo: impugnando il provvedimento di acquisizione dinanzi al TAR per vizi propri, tra cui l'errata individuazione dell'area di sedime, la violazione del limite di dieci volte la superficie utile abusiva, il difetto di motivazione. Secondo: sollecitando il consiglio comunale a deliberare l'esistenza di un prevalente interesse pubblico alla conservazione dell'opera ai sensi dell'art. 31, comma 5, D.P.R. 380/2001. Si tratta di un potere eccezionale che richiede motivazione rafforzata, ma può essere attivato.

Cosa succede se vendo l'immobile mentre è pendente un'ordinanza di demolizione?

L'ordinanza segue il bene, non la persona: il nuovo proprietario subentra nella posizione del precedente e sarà destinatario degli effetti del procedimento sanzionatorio. Il venditore che non ha comunicato l'esistenza dell'ordinanza può inoltre incorrere in responsabilità contrattuali verso l'acquirente. Prima di qualsiasi compravendita di immobili con difformità edilizie è indispensabile un'analisi approfondita dello stato urbanistico del bene.

Come lavora lo Studio su questi casi

Valutazione preliminare scritta

Ogni incarico è preceduto da un esame della documentazione e da un parere scritto sui profili di illegittimità azionabili, le prospettive di accoglimento e i tempi processuali.

Operatività su tutti i TAR

Lo Studio patrocina dinanzi a tutti i Tribunali Amministrativi Regionali. Il foro competente è determinato dal luogo dell'immobile, non dalla residenza del cliente.

Strategia integrata

Ricorso, sanatoria e interlocuzione con il Comune vengono valutati e coordinati insieme, non come percorsi separati. L'obiettivo è la soluzione più efficace nel caso concreto.

Vedi anche Per i procedimenti relativi all'espropriazione per pubblica utilità, all'indennità di esproprio e all'occupazione illegittima: Espropriazioni per pubblica utilità.
Avv. Alessio Giaquinto

Avv. Alessio Giaquinto

Avvocato amministrativista — Foro di Salerno

Titolare dello Studio Legale Giaquinto in Battipaglia (SA). Patrocina dinanzi ai Tribunali Amministrativi Regionali in materia di espropriazioni, urbanistica, edilizia, pubblico impiego e contenzioso militare. Fondatore e direttore scientifico della rivista Cammino Diritto (ISSN 2532-9871), classificata ANVUR nell'Area 12 – Scienze giuridiche. Docente accreditato presso l'Università di Milano-Bicocca. Iscritto all'Ordine dei Giornalisti della Campania.

Hai ricevuto un'ordinanza o un avviso di avvio del procedimento?

Lo Studio esamina la documentazione e fornisce una valutazione preliminare scritta sui margini di tutela disponibili.

Richiedi una valutazione