Guida operativa • Concorsi pubblici

A cura dello Studio • Aggiornato a giugno 2025 • Tempo di lettura: 7 minuti

La prova preselettiva è il primo ostacolo concreto di molti concorsi pubblici: eliminatoria, rapida e spesso sottovalutata. Ecco come affrontarla con un metodo efficace, dalla lettura del bando all’allenamento sulla banca dati ufficiale.

Per molti candidati la prova preselettiva è la fase più temuta — e più trascurata — dell’intero percorso concorsuale. Si tende a considerarla un passaggio quasi automatico, da affrontare senza una preparazione strutturata, riservando lo studio serio alle prove scritte e orali. È un errore che costa l’eliminazione a migliaia di candidati ogni anno.

La preselezione ha una funzione precisa: ridurre il numero di partecipanti che accedono alle fasi successive, quando il numero di domande supera di molte volte i posti disponibili. È una prova eliminatoria a tutti gli effetti, e come tale va preparata con metodo. Questa guida illustra come farlo, partendo dalla comprensione delle regole fino alla simulazione in condizioni reali.

Cos’è la prova preselettiva e quando viene attivata

La prova preselettiva — detta anche preselezione o prova preliminare — è un test a risposta multipla somministrato prima delle prove scritte. La sua attivazione non è automatica: il bando di concorso stabilisce la soglia di domande di partecipazione al di sopra della quale la prova viene indetta. Tipicamente, questa soglia corrisponde a un multiplo dei posti disponibili (tre, cinque o sette volte, a seconda del concorso).

La base normativa è il D.P.R. 9 maggio 1994, n. 487, che regola in generale le modalità di accesso agli impieghi nelle pubbliche amministrazioni, e il suo regolamento attuativo aggiornato dal D.P.R. n. 82/2023. In base a queste norme, lo svolgimento e la correzione della prova avvengono mediante sistemi informatizzati: oggi la quasi totalità delle preselettive si svolge in modalità Computer Based Testing, su tablet o PC nella sede assegnata.

Chi è esonerato dalla preselettiva La legge n. 104/1992, all’art. 20, comma 2-bis, prevede che le persone con disabilità affette da invalidità pari o superiore all’80% non siano tenute a sostenere la prova preselettiva. Alcuni bandi prevedono ulteriori esoneri, ad esempio per chi ha maturato anni di servizio in un ruolo analogo a quello per cui si concorre. È sempre necessario verificare le condizioni specifiche nel bando a cui si partecipa.

Come è strutturata la prova: contenuti e punteggi

Il contenuto della prova preselettiva varia in base al profilo professionale e all’ente che bandisce il concorso, ma tende a ruotare attorno a tre aree principali:

  • Logica e ragionamento: quesiti di logica verbale, numerica e astratta, serie, analogie, sillogismi. È l’area più comune a tutte le tipologie di concorso.
  • Cultura generale: storia, geografia, scienza, attualità istituzionale. Presente in molti concorsi nazionali e RIPAM.
  • Materie del programma: alcuni bandi includono già in preselezione domande sulle materie giuridiche o tecniche previste per la prova scritta (diritto amministrativo, diritto civile, normativa di settore).

Il numero di quesiti oscilla in genere tra 40 e 80, con un tempo a disposizione compreso tra 60 e 100 minuti. Il sistema di punteggio più diffuso assegna +1 per ogni risposta corretta, –0,33 per ogni risposta errata e 0 per le risposte omesse. Si tratta tuttavia di valori indicativi: ogni bando definisce autonomamente il proprio schema di punteggio, e in alcuni casi anche le omissioni vengono penalizzate.

Penalità: leggere il bando prima di rispondere a caso Il sistema di penalizzazione ha un impatto diretto sulla strategia da adottare durante la prova. Se il bando prevede una decurtazione per le risposte errate e nessuna penalità per quelle omesse, in caso di dubbio è più conveniente non rispondere. Se invece non sono previste penalità, è preferibile rispondere a tutti i quesiti. Non leggere attentamente questa parte del bando è uno degli errori più costosi che un candidato possa commettere.

Il primo passo: leggere il bando e cercare la banca dati ufficiale

Prima di aprire qualsiasi manuale o simulatore, il candidato deve leggere con attenzione il bando di concorso — e in particolare la sezione dedicata alla prova preselettiva — verificando: se la preselezione è prevista e a quale soglia scatta; quali materie sono oggetto dei quesiti; il numero di domande e il tempo a disposizione; il sistema di punteggio (penalità per le risposte errate e/o omesse); la soglia minima per essere ammessi alla fase successiva.

Il passaggio successivo è verificare se l’amministrazione ha pubblicato o ha annunciato la pubblicazione di una banca dati ufficiale dei quesiti. Molti enti, soprattutto per i concorsi più grandi, rendono disponibile in anticipo l’insieme dei quesiti da cui verranno estratte le domande della prova. Quando la banca dati è pubblica, lo studio deve concentrarsi su quella: non si tratta di memorizzare risposte, ma di comprendere le logiche sottostanti e consolidare le conoscenze sulle materie coperte. I bandi e le banche dati ufficiali sono consultabili sul Portale del Reclutamento inPA (www.inpa.gov.it).

Come organizzare lo studio: un metodo in tre fasi

Una preparazione efficace si articola in tre momenti distinti, da seguire nell’ordine.

Fase 1 — Ricognizione e pianificazione. Dopo aver letto il bando, si mappa il programma: quali aree sono più pesanti? Dove si hanno le lacune maggiori? Si stabilisce un calendario di studio realistico, tenendo conto del tempo disponibile prima della data della prova.

Fase 2 — Studio delle materie. Per la logica, il metodo migliore non è la memorizzazione ma la pratica: risolvere molti esercizi commentati, capire dove si sbaglia e perché. Per le materie giuridiche (diritto amministrativo, diritto civile, normativa specifica), è preferibile studiare dalle fonti primarie — i testi di legge — piuttosto che da riassunti, perché i quesiti a risposta multipla spesso citano articoli specifici. Per la cultura generale, è utile un manuale aggiornato integrato da letture di attualità istituzionale.

Fase 3 — Simulazione. Nelle settimane precedenti alla prova, si alterna lo studio alle simulazioni cronometrate. Simulare significa rispettare il tempo, rispettare le condizioni della prova reale (senza interruzioni, senza consultare testi) e analizzare gli errori al termine di ogni sessione. La simulazione non serve solo a verificare la preparazione: serve ad abituarsi alla pressione del tempo e a calibrare la strategia di risposta in base al sistema di punteggio del proprio bando.

Strumenti utili per la simulazione Tra i simulatori disponibili online, i più utilizzati dai candidati ai concorsi pubblici sono Concorsando.it, Mininterno.net e Concorsino.it, che offrono banche dati di esercitazione e simulatori con timer configurabile in base al punteggio del proprio bando. Quando disponibile, la banca dati ufficiale pubblicata dall’ente bandente deve sempre avere la priorità su qualsiasi altra fonte.

Il giorno della prova: cosa aspettarsi e come comportarsi

La prova si svolge nella sede assegnata, indicata nel diario pubblicato dall’ente. Il candidato deve presentarsi con un documento di identità valido e, in molti casi, con le credenziali SPID o CIE per accedere alla propria postazione. L’assenza dalla sede nel giorno e nell’ora stabiliti comporta l’esclusione dal concorso, senza eccezioni e indipendentemente dalla causa.

Durante la prova, i quesiti vengono presentati in ordine casuale e differente per ciascun candidato, nel rispetto del principio di imparzialità sancito dal D.P.R. n. 487/1994. È vietato l’utilizzo di qualsiasi dispositivo elettronico non autorizzato: la violazione comporta l’immediata esclusione.

Sul piano della strategia, vale la pena dedicare i primi minuti a scorrere rapidamente tutti i quesiti, rispondendo prima a quelli certi e lasciando per ultimi quelli dubbi. Questo evita di perdere tempo prezioso su domande difficili a scapito di quelle in cui si è preparati. Gli esiti della prova vengono comunicati tramite l’area riservata sul portale del concorso, accessibile con SPID o CIE.

Cosa fare se si ritiene che un quesito sia errato o ambiguo

Non è infrequente che la preselettiva contenga quesiti formulati in modo ambiguo, con più risposte potenzialmente corrette, o addirittura con la risposta indicata come esatta che risulta oggettivamente errata. La giurisprudenza amministrativa ha affermato con chiarezza che ogni quesito a risposta multipla deve contemplare una sola risposta univocamente esatta, censurando non solo le risposte errate ma anche le formulazioni ambigue (Consiglio di Stato, n. 6756/2022).

Chi ritiene di aver subito un pregiudizio a causa di un quesito irregolare ha la possibilità di contestarlo. Il primo passo è acquisire il testo della prova tramite accesso agli atti, documentare la presunta irregolarità e valutare, con l’assistenza di un legale specializzato, l’opportunità di proporre un ricorso al TAR. I termini per agire sono brevi, e l’analisi tecnica dei quesiti richiede competenze specifiche: è fondamentale non perdere tempo.


In sintesi

La prova preselettiva è una selezione eliminatoria a tutti gli effetti e richiede una preparazione strutturata: lettura attenta del bando (con particolare riguardo al sistema di penalità), studio mirato sulle materie previste, utilizzo della banca dati ufficiale quando disponibile e simulazioni cronometrate nelle settimane precedenti. Sul piano dei diritti, la giurisprudenza tutela i candidati da quesiti ambigui o errati: quando la prova presenta irregolarità, è possibile agire davanti al giudice amministrativo, purché tempestivamente.

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