Accesso agli atti · Lavoro e idoneità

A cura dello Studio Legale Giaquinto  ·  Aggiornato a ottobre 2026  ·  Diritti e tutele

Chi viene sottoposto a una verifica dell’idoneità al lavoro ha diritto di sapere che cosa il datore di lavoro ha scritto di lui alla struttura sanitaria. Anche se la visita si è chiusa bene. Il TAR di Brescia ha accolto il ricorso dello Studio e ha ordinato all’azienda di consegnare i documenti entro trenta giorni.

Un dipendente di una società che gestisce il trasporto pubblico locale era stato sottoposto a una verifica dell’idoneità psicofisica, conclusa con un giudizio di piena idoneità. Voleva però leggere le comunicazioni che l’azienda aveva inviato al reparto di medicina del lavoro e gli altri atti del procedimento. L’azienda ha detto di no. Con sentenza del 27 ottobre 2026, il TAR Lombardia, sezione staccata di Brescia, su ricorso dello Studio Legale Giaquinto, ha annullato il diniego e condannato la società a esibire i documenti.

La decisione interessa chiunque lavori in un’azienda pubblica o in una società che gestisce un servizio pubblico e sia stato sottoposto a un controllo sulla propria idoneità. A tutela del nostro assistito il caso è raccontato in forma anonima. Se ti trovi in una situazione simile, puoi sottoporre il caso allo Studio.

Il provvedimento. TAR Lombardia, sezione staccata di Brescia, Sezione Seconda, sentenza del 27 ottobre 2026. Leggi la sentenza integrale (PDF, 9 pagine), oscurata nei dati identificativi.

1. La vicenda

Dopo un episodio che aveva richiesto cure in ospedale, l’azienda aveva avviato la verifica dell’idoneità del lavoratore, affidando gli accertamenti a una struttura sanitaria pubblica. Il percorso si è concluso nel modo migliore: piena idoneità alle mansioni, senza limitazioni.

Il lavoratore ha chiesto più volte di vedere le relazioni che l’azienda aveva trasmesso al reparto di medicina del lavoro e gli altri atti legati alla verifica. L’azienda ha negato l’accesso con quattro argomenti:

  • si trattava solo di uno scambio di email interne, senza effetti verso l’esterno;
  • il dipendente era stato giudicato idoneo, quindi non aveva alcun interesse a vedere quei documenti;
  • la richiesta era esplorativa, cioè un controllo generico sull’attività dell’azienda;
  • il ricorso era tardivo, perché richieste simili erano già state respinte in passato.

2. Che cosa ha deciso il TAR

Il TAR ha respinto tutti gli argomenti dell’azienda.

  • L’esito favorevole non toglie il diritto. Per accedere ai documenti non serve un provvedimento sfavorevole: basta che riguardino la propria posizione. Qui riguardavano solo il lavoratore e le valutazioni sulla sua salute.
  • Anche le email contano. L’accesso non si limita agli atti finali, ma comprende tutto ciò che ha alimentato l’istruttoria. Chiamare un documento «corrispondenza interna» non basta per negarlo.
  • La richiesta non era esplorativa. Indicava un procedimento preciso, un periodo preciso e documenti facili da individuare, tutti riferiti alla persona del ricorrente.
  • Il ricorso era tempestivo. L’ultimo diniego conteneva una motivazione nuova e più ampia: era quello il provvedimento da impugnare.

«La conoscenza degli atti istruttori permette infatti al lavoratore di verificare se siano state formulate sulla sua salute o sulla sua professionalità affermazioni erronee o inappropriate, che pur non avendo influito sul giudizio finale potrebbero comunque provocare conseguenze sfavorevoli in ambito lavorativo o nella vita privata.»

TAR Lombardia, sezione staccata di Brescia, Sezione Seconda, sentenza del 27 ottobre 2026

Il TAR ha quindi annullato il diniego e ordinato all’azienda di consegnare i documenti entro trenta giorni dalla comunicazione della sentenza. Le spese sono state compensate.

L’azienda ti ha negato i documenti di una visita o di un procedimento che ti riguarda? Sottoponi il caso allo Studio.

3. Perché vale anche per una società

Il diritto di accesso ai documenti, regolato dagli articoli 22 e seguenti della legge n. 241 del 1990, non riguarda solo gli uffici pubblici: si esercita anche verso i gestori di pubblici servizi, come le società del trasporto locale. Il ricorso partiva proprio da qui: la verifica dell’idoneità del personale addetto alla guida è un’attività di interesse pubblico, e i documenti formati in quel procedimento sono soggetti alle stesse regole.

«il diritto di accesso è finalizzato a consentire la conoscenza integrale della documentazione prodotta all’interno di un procedimento, e non può essere circoscritto ai soli atti aventi immediata efficacia esterna»

TAR Lombardia, sezione staccata di Brescia, Sezione Seconda, sentenza del 27 ottobre 2026

Sul tema dell’accesso agli atti lo Studio ha ottenuto di recente un altro risultato, in materia disciplinare: accesso agli atti del procedimento disciplinare, il TAR accoglie il ricorso.

Attenzione. I tempi sono brevi. Se l’amministrazione o la società non risponde entro trenta giorni, la richiesta si intende respinta; contro il diniego, espresso o silenzioso, il ricorso al TAR va proposto entro trenta giorni.

4. Cosa fare se l’azienda nega i documenti

  • Fare una richiesta scritta e precisa: indicare il procedimento, il periodo e i documenti che si vogliono vedere, e spiegare perché riguardano la propria posizione.
  • Rivolgersi a chi detiene i documenti: la documentazione sanitaria va chiesta anche alla struttura che l’ha formata; le comunicazioni del datore di lavoro, al datore di lavoro.
  • Conservare ogni risposta: date e contenuto dei dinieghi servono per calcolare i termini del ricorso.
  • Non rinunciare se l’esito è stato favorevole: il diritto di sapere che cosa è stato scritto su di sé resta anche dopo un giudizio di idoneità.

Domande frequenti

Posso vedere che cosa ha scritto il mio datore di lavoro al medico che mi ha visitato?

Se il datore di lavoro è una pubblica amministrazione o un gestore di pubblico servizio, sì: il TAR di Brescia ha riconosciuto il diritto di accedere anche alle comunicazioni inviate alla struttura sanitaria nel procedimento di verifica dell’idoneità.

Sono stato giudicato idoneo: ha ancora senso chiedere i documenti?

Sì. Secondo il TAR l’esito favorevole non fa venir meno l’interesse: il lavoratore può voler verificare che non siano state scritte sul suo conto affermazioni sbagliate o inappropriate.

L’azienda dice che sono solo email interne. Può negarle?

No, non per questa sola ragione. L’accesso comprende tutta la documentazione che ha contribuito all’istruttoria, non solo l’atto finale.

Entro quando devo fare ricorso?

Entro trenta giorni dal diniego, o dal silenzio che si forma trascorsi trenta giorni dalla richiesta. Una richiesta nuova, con elementi diversi, può aprire un nuovo termine: conviene farla valutare.